SPETTACOLI CINEMA

PRENDERE COSCIENZA PER ELIMINARE L'INDIFFERENZA 

Eyes
, scritto e diretto da Maria Laura Moraci, è un cortometraggio dedicato alla memoria di Niccolò Ciatti. Nella sinossi si legge “...una condanna alla frenesia quotidiana”. Eyes, il primo corto di finzione di Maria Laura, è già tra i 72 titoli su 326 corti in concorso al David di Donatello 2019.

Maria Laura, giovanissima (24 anni), nel 2009 inizia a studiare recitazione teatrale e cinematografica a cui tutt’ora si dedica completamente. Da qualche tempo è anche regista e sceneggiatrice di opere di denuncia sociale, dovute al suo attivismo.
Ha diretto un corto documentario su una storia vera di integrazione ed immigrazione. Al suo attivo una serie di premi e riconoscimenti. Nel 2016 premio miglior attrice giovane promessa al Caballero Corto Fest di Fiano Romano; un corto dei fratelli Borruto di cui è l’unica protagonista femminile, ha ottenuto diversi riconoscimenti fra cui il premio sociale allo Starlight Cinema Award 2016, nell’ambito della 73^ mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Ha lavorato come attrice con i registi Pupi Avati, Giuseppe Papasso, i fratelli Borruto, Berardo Carboni, Daniele Barbiero.
Maria Laura scrive poesie, fa scatti sia come modella che fotografa.

Perché il corto si intitola EYES (occhi)?
Perché la particolarità del corto è che 28 attori su 30 recitano con gli occhi chiusi, gli occhi sono dipinti da sette truccatrici come metafora di guardare le cose senza vederle veramente. Protagonisti sono quindi gli occhi, soprattutto nei primi piani e quando gli attori poi li aprono e prendono consapevolezza, si alzano e intervengono fermando lo stupro.

Perché occhi in inglese (EYES)?
Il suono fa pensare anche ad un’altra parola inglese ICE che però vuol dire ghiaccio. Mi è piaciuta la dualità del suono associata anche al ghiaccio proprio perché il corto è contro l’indifferenza, il ghiaccio crea freddezza, immobilizza, rende gelidi, come sono i protagonisti all’inizio: automi.

Hai parlato di 28 attori su 30 con gli occhi chiusi, gli altri due?
Una è una bambina di 4 anni, ha gli occhi aperti perché ha ancora il senso del gioco, è presente alla vita, non è contaminata dalla società.

Ci sono però anche altri due bambini... perché loro hanno gli occhi chiusi?
A differenza della bambina, loro due, pur stando insieme, non interagiscono, sono dissociati, uno pensa solo a mangiare, l’altra a giocare al tablet.

L’altro personaggio che ha gli occhi aperti?
E’ la prostituta romana con la sigaretta, ha gli occhi aperti anche se, in realtà, gli occhi non si vedono in quanto l’inquadratura li ha volutamente tagliare.
Lei per coerenza li dovrebbe avere aperti perché è l’unica che mostra interesse facendo domande all’altra prostituta. E’ l’unica, come la bimba, che non è indifferente. Mi piaceva poi questa inquadratura per creare anche la curiosità nello spettatore di chiedersi perché gli occhi non si vedono, li avrà aperti? E magari poi alla fine, intuire che li aveva aperti perché, anche lei, non è inquinata dalla società e mantiene la genuinità dei rapporti umani.

Hai parlato di reazione dei personaggi ma si potrebbe invece interpretare in senso contrario?
Assolutamente no, anzi è proprio una delle 9 protagoniste, interpretata da me, a fare da apripista, ad alzarsi e muoversi verso il cespuglio dove sta avvenendo la violenza, per fermarla. E dietro di me si alzano tutti. Anche l’andatura di quelli che con me si muovono dalla fermata dell’autobus, che per altro simboleggia la gabbia dove l’indifferenza chiude l’uomo, dà l’idea della volontà di reagire. Una cosa è certa, che la violenza si interrompe. Ci alziamo tutti perché sentiamo le urla disperate di una donna e, quando cessano, fanno intendere che l’abbiamo salvata.

Ma il violentatore?
Su questo aspetto il finale è aperto, lascio allo spettatore decidere...

Il corto, lo ricordiamo, è dedicato a Niccolò Ciatti, che nesso li lega?
Come nel mio corto la donna violentata viene salvata, anche Niccolò, se qualcuno fosse intervenuto, forse si sarebbe potuto salvare.

La tua capacità, così giovane, di cogliere i mali della società, ci fa ben sperare. Quanto confidi che la tua sensibilità, il tuo impegno possa aiutare?
Credo che il cinema può essere un esempio, vedi “Il grande dittatore” solo per fare un esempio. Il cinema può fare la storia, come è accaduto nella vicenda di Cucchi, ha smosso la vita reale, ha prodotto delle conseguenze. Io non ho per forza lo stesso scopo ma spero almeno di emozionare. Intanto il mio corto sta girando nelle scuole. I ragazzi stanno capendo che ciò che è accaduto a Niccolò poteva succedere a loro, a un fratello, a un loro amico... Nessuno ha il diritto di togliere la vita a nessuno. Sta spero anche aiutando il papà di Niccolò, la sua famiglia...

I premi che già hai ricevuto cosa rappresentano?
Sono un punto di arrivo ma anche di partenza che mi possano permettere di rivolgermi a una casa di produzione per proporre un lungo metraggio sul femminicidio, sulla violenza sulle donne nelle dinamiche di coppia. Il mio sogno è interpretarlo come protagonista. Intanto lo sto scrivendo, poi, se non trovo un registra che voglia dirigerlo, lo dirigo da sola. So che sarà difficile, in quanto ci sono scene in cui occorre stare sia da una parte che dall’altra, ma... io ci provo.

Che reazione ha avuto famiglia di Niccolò?
Più di tutti i premi, la mia soddisfazione, la vittoria più grande è che il corto lo abbia apprezzato il papà di Niccolò Ciatti e le persone che lo amavano. Se il corte fosse piaciuto solo a Movieplayer che per altro ha fatto recensioni molto positive e ne sono contentissima, ma non fosse piaciuto al papà di Niccolò, non avrebbe avuto senso averlo fatto.

A chi intende affacciarsi a questo mondo cosa ti senti di dire?
Io sono attrice, ho trovato ed ancora incontro tante difficoltà, ingiustizie ma sono andata avanti sempre dritta per la mia strada, sola o con le persone che credono in me e ho realizzato Eyes. Se gli altri non mi permettono di fare ciò che io sono, allora io lo faccio da me, pur di continuare a fare ciò che sono. Il consiglio che posso dare è di circondarsi di persone che credono in te e, se non le trovi, di credere comunque in te e andare avanti. Fare le cose con il cuore, poi il risultato arriva, certo serve la tecnica, studiare. Ci sono anche tante attrici che non lo hanno mai fatto ma, quella è la loro strada. La mia è lottare per quello in cui credo e studiare è fondamentale.

La tua sensibilità e caparbietà sono alla base di Eyes, un invito il tuo quindi ad aprire gli occhi non solo sulla coscienza ma sull’intera propria vita. Niccolò è quasi tuo coetaneo e anche grazie ad Eyes potremo continuare a ricordarlo.
Mi ha devastata anche l’idea che Niccolò da lì a breve sarebbe dovuto andare a convivere, una storia d’amore stroncata, questa cosa mi tormenta, nonostante non lo abbia mai conosciuto, mi fa male.

Ed ora, verso il David... W il lupo!


 

 

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