Tra ironia e malinconia

“I Cure sono stati un gruppo molto presente nella mia infanzia e ci sono delle canzoni che hanno un forte valore nostalgico per me, ma nulla di più” – ha spiegato l’artista bergamasco Komatsu San presentando il suo nuovo singolo – “Boys Don’t Cry mi è sempre sembrato un bellissimo pezzo e per questo ho deciso di reinterpretarlo in questa vena piuttosto ironica”. In realtà oltre all’ironia, si sente forte un muro di chitarre distorte e batteria, in cui comunque passa una voce profonda e forse, solo forse, un po’ malinconica…

In ogni modo, “Boys don’t Cry” è un capolavoro rock anni ’90  e per Komatsu San reinterpretare un pezzo così è davvero qualcosa di nuovo. “Dopo 10 anni spaccati di elettronica, era per me il momento di cambiare genere. Ormai sentivo la musica dance più come un obbligo, un lavoro che uno sfogo artistico come all’inizio. Sono voluto tornare a un sound più spartano ed eccomi qui!”, spiega Aldo, questo il vero nome di Komatsu San. 

– Come hai vissuto questa infinita pandemia?

 “In questo periodo ho trasceso la ‘peer pressure’ che deriva dal fare musica in generale. Ho 23 anni, è troppo tardi per la musica adolescenziale e troppo presto per fare il nonno burbero!”

– Il sound delle tue più recenti produzioni è via via cambiato. La recente “Se Loro” fa ridere e pensare, la “La Bulla di Bollate” mette in fila luoghi comuni ed energia… Come mai cambi spesso le carte (musicali) in tavola? 

 “Trovo che ormai le distanze tra i diversi generi musicali, ad esempio rock, elettronica e pop, si siano accorciate, se non azzerate. Le mescolanze fra tecniche di produzione e generi sono ormai pane quotidiano nel panorama musicale e sarebbe un peccato fare i puristi e non godersi queste differenze”

– Come hai prodotto questo brano? Hai fatto come sempre tutto da solo?

 “Ho deciso di non darmi nessun paletto di tipo tecnico e sono andato dritto per la mia strada creando questa sonorità noise praticamente non mixata. Tanta saturazione e tanta attitudine do-it-yourself soprattutto”. 

– Che tipo di musica vorresti fare? 

 “Voglio solo fare della musica semplice e che soprattutto piaccia a me prima che agli altri. Voglio essere orgoglioso di quello che faccio al di la degli ascolti o dei potenziali nuovi ascoltatori, che si adattino loro, non io!”

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